Predicazione a Morano Calabro (Cs)

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Si è conclusa la predicazione presso la parrocchia “Santa Maria Maddalena” in Morano Calabro (Cs), novenario dedicato alla Madonna del Carmine, protettrice della città. Il tema della predicazione: “Il sacerdozio comune e ministeriale, dono e dignità”. In sintonia con il Papa Benedetto XVI che ha inaugurato l’Annus Sacerdotalis, un tempo consacrato ai sacerdoti e alla riflessione sul ruolo che essi svolgono nella Chiesa, per la santificazione dei fedeli. Positiva la risposta dei moranesi alle sollecitazioni  riguardo una vita sacramentale autentica: prendere coraggio e testimoniare la fede vissuta, all’ombra dell’amore misericordioso di Dio Padre e di Cristo nostro Salvatore. Di buon auspicio per la  missione al popolo che si terrà nel mese di ottobre 2009, dopo la già riuscita  “Missione ai giovani” dello scorso anno, animata dai nostri studenti passionisti di teologia. Un “grazie” a don Gianni Di Luca, parroco, per la sua accoglienza e disponibilità, alla signorina Clorinda che si è occupata della logistica e della vettovaglia, a confratel Antonio Coluccia affaccendato con i giovani di Azione Cattolica. Ragazzi che hanno mostrato impegno, amore e dedizione alla comunità parrocchiale, con un musical sulla vita di San Francesco d’Assisi, accompagnando la statua della Madonna in processione, sfidando il sole cocente del mattino! Un tributo a quanti si sono accostati al sacramento della Riconciliazione e dell’Eucarestia, diventando così creature nuove in Cristo.

Ad Maiora!

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Dossier sulle vocazioni alla vita sacerdotale e religiosa

MATTEO

Il tema della fiducia è stato dominante negli incontri e nelle riflessioni in occasione della Giornata delle vocazioni, celebrata il 3 maggio 2009. In particolare il Messaggio di Benedetto XVI esortava tutti i consacrati ad avere fiducia, a non perdersi di coraggio di fronte alle difficoltà che il nostro tempo presenta, restando radicati in una fede profonda nella presenza e assistenza di Dio, che ha sempre il potere di fare “grandi cose”, come ci ricorda il Magnificat, il canto della fiducia, anzi della certezza, nell’intervento trasformatore di Dio nella storia umana. Le comunità hanno sicuramente accolto con riconoscenza e gioia la parola del papa e festeggiato con il giusto slancio la Giornata, con meditazioni sulla fiducia certamente appropriate, liete di essere incoraggiate nel loro non sempre facile compito di evangelizzazione. L’accordo con il papa, che tra l’altro ribadiva una costante della riflessione cristiana circa l’incrollabilità della speranza che deriva dalla forza dello Spirito, non poteva non essere totale. La fiducia è grande, per l’ assistenza di Dio. [...]

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Dossier Vocazioni (100)

Fonte: Testimoni | Quella “Piccola” Fiducia – In margine al Messaggio del papa per le vocazioni | di Ennio Bianchi

L’enciclica “Caritas in Veritate” vista da vicino

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“La Carità nella verità, di cui Gesù s’è fatto testimone” è “la principale forza propulsiva per il vero sviluppo di ogni  persona e dell’umanità intera”: inizia così Caritas in Veritate, enciclica indirizzata al mondo cattolico e “a tutti gli uomini di buona volontà”. Nell’Introduzione, il Papa ricorda che “la carità è la via maestra della dottrina sociale della Chiesa”. D’altro canto, dato “il rischio di fraintenderla, di estrometterla dal vissuto etico”, va coniugata con la verità. E avverte: “Un Cristianesimo di carità senza verità può venire facilmente scambiato per una riserva di buoni sentimenti, utili per la convivenza sociale, ma marginali”. (1-4)

Lo sviluppo ha bisogno della verità. Senza di essa, afferma il Pontefice, “l’agire sociale cade in balia di privati interessi e di logiche di potere, con effetti disgregatori sulla società”. (5)

Benedetto XVI si sofferma su due “criteri orientativi dell’azione morale” che derivano dal principio “carità nella verità”; la giustizia e il bene comune. Ogni cristiano è chiamato alla carità anche attraverso una ”via istituzionale” che incida nella vita della polis, del vivere sociale. (6-7)

La Chiesa, ribadisce, “non ha soluzioni tecniche da offrire”, ha però “una missione di verità da compiere” per “una società a misura dell’uomo, della sua dignità, della sua vocazione”. (8-9)

Il primo capitolo del documento è dedicato al Messaggio della Populorum Progressio di Paolo VI. “Senza la prospettiva di una vita eterna – avverte il Papa – il progresso umano in questo mondo rimane privo di respiro”. Senza Dio, lo sviluppo viene negato, “disumanizzato”.(10-12)

Paolo VI, si legge, ribadì “l’imprescindibile importanza del Vangelo per la costruzione della società secondo libertà e giustizia”.(13)

Nell’Enciclica Humanae Vitae, Papa Montini “indica i forti legami esistenti tra etica della vita ed etica sociale”. Anche oggi, “la Chiesa propone con forza questo collegamento”. (14-15)

Il Papa spiega il concetto di vocazione presente nella Populorum Progressio. “Lo sviluppo è vocazione” giacché “nasce da un appello trascendente”. Ed è davvero “integrale”, sottolinea, quando è “volto alla promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo”. “La fede cristiana – soggiunge – si occupa dello sviluppo non contando su privilegi o su posizioni di potere”, “ma solo su Cristo”. (16-18)

Il Pontefice evidenzia che “le cause del sottosviluppo non sono primariamente di ordine materiale”. Sono innanzitutto nella volontà, nel pensiero e ancor più “nella mancanza di fraternità tra gli uomini e i popoli”. “La società sempre più globalizzata – rileva – ci rende vicini, ma non ci rende fratelli”. Bisogna allora mobilitarsi. affinchè l’economia evolva “verso esiti pienamente umani”. (19-20)

Nel secondo capitolo, il Papa entra nel vivo dello Sviluppo umano nel nostro tempo. L’esclusivo obiettivo del profitto “senza il bene comune come fine ultimo – osserva – rischia di distruggere ricchezza e creare povertà”. Ed enumera alcune distorsioni dello sviluppo: un’attività finanziaria “per lo più speculativa”, i flussi migratori “spesso solo provocati” e poi mal gestiti e, ancora, “lo sfruttamento sregolato delle risorse della terra”. Dinnanzi a tali problemi interconnessi, il Papa invoca “una nuova sintesi umanistica”. La crisi “ci obbliga a riprogettare il nostro cammino”. (21)

Lo sviluppo, constata il Papa, è oggi “policentrico”. “Cresce la ricchezza mondiale in termini assoluti, ma aumentano le disparità” e nascono nuove povertà. La corruzione, è il suo rammarico, è presente in Paesi ricchi e poveri; a volte grandi imprese transnazionali non rispettano i diritti dei lavoratori. D’altronde, “gli aiuti internazionali sono stati spesso distolti dalle loro finalità, per irresponsabilità” dei donatori e dei fruitori. Al contempo, denuncia il Pontefice, “ci sono forme eccessive di protezione della conoscenza da parte dei Paesi ricchi, mediante un utilizzo troppo rigido del diritto di proprietà intellettuale, specialmente nel campo sanitario”. (22)

Dopo la fine dei “blocchi”, viene ricordato, Giovanni Paolo II aveva chiesto “una riprogettazione globale dello sviluppo”, ma questo “è avvenuto solo in parte”. C’è oggi “una rinnovata valutazione’” del ruolo dei “pubblici poteri dello Stato”, ed è auspicabile una partecipazione della società civile alla politica nazionale e internazionale. Rivolge poi l’attenzione alla delocalizzazione di produzioni di basso costo da parte dei Paesi ricchi. “Questi processi – è il suo monito – hanno comportato la riduzione delle reti di sicurezza sociale” con “grave pericolo per i diritti dei lavoratori”. A ciò si aggiunge che “i tagli alla spesa sociale, spesso anche promossi dalle istituzioni finanziarie internazionali, possono lasciare i cittadini impotenti di fronte a rischi vecchi e nuovi”. D’altronde, si verifica anche che “i governi, per ragioni di utilità economica, limitano spesso le libertà sindacali”. Ricorda perciò ai governanti che “il primo capitale da salvaguardare e: valorizzare è l’uomo, la persona nella sua integrità”. (23-25)

Sul piano culturale, prosegue, le possibilità di interazioni aprono nuove prospettive di dialogo, ma vi è un duplice pericolo. In primo luogo, un eclettismo culturale in cui le culture vengono “considerate sostanzialmente equivalenti”. Il pericolo opposto è “l’appiattimento culturale”, “l’omologazione degli stili di vita”. (26)

Rivolge così il pensiero allo scandalo della fame. Manca, denuncia il Papa, “un assetto di istituzioni economiche in grado” di fronteggiare tale emergenza. Auspica il ricorso a “nuove frontiere” nelle tecniche di produzione agricola e un’equa riforma agraria nei Paesi in via di Sviluppo. (27)

Benedetto XVI tiene a sottolineare che il rispetto per la vita “non può in alcun modo essere disgiunto” dallo sviluppo dei popoli. In varie parti del mondo – avverte -, perdurano pratiche di controllo demografico che “giungono a imporre anche l’aborto”. Nei Paesi sviluppati si è diffusa una “mentalità antinatalista che spesso si cerca di trasmettere anche ad altri Stati come se fosse un progresso culturale”. Inoltre, prosegue, vi è “il fondato sospetto che a volte gli stessi aiuti allo sviluppo vengano collegati” a “politiche sanitarie implicanti di fatto l’imposizione” del controllo delle nascite. Preoccupanti sono pure le “legislazioni che prevedono l’eutanasia”. “Quando una società s’avvia verso la negazione e la soppressione della vita – avverte – finisce per non trovare più” motivazioni ed energie “per adoperarsi a servizio del vero bene dell’uomo” (28).

Altro aspetto legato allo sviluppo è il diritto alla libertà religiosa. Le violenze, scrive il Papa, “frenano lo sviluppo autentico”, ciò “si applica specialmente al terrorismo a sfondo fondamentalista”. Al tempo stesso, la promozione dell’ateismo da parte di molti Paesi “contrasta con le necessità dello sviluppo dei popoli, sottraendo loro risorse spirituali e umane”. (29)

Per lo sviluppo, prosegue, serve l’interazione dei diversi livelli del sapere armonizzati dalla carità. (30-31)

Il Papa auspica, quindi, che le scelte economiche attuali continuino “a perseguire quale priorità l’obiettivo dell’accesso al lavoro” per tutti. Benedetto XVI mette in guardia da un’economia “del breve e talvolta brevissimo termine” che determina “l’abbassamento del livello di tutela dei diritti dei lavoratori” per far acquisire ad un Paese “maggiore competitività internazionale”. Per questo, esorta una correzione delle disfunzioni del modello di sviluppo come richiede oggi anche lo “stato di salute ecologica del pianeta”. E conclude sulla globalizzazione: “Senza la guida della carità nella verità, questa spinta planetaria può concorrere a creare rischi di danni sconosciuti finora e di nuove divisioni”. È necessario, perciò, “un impegno inedito e creativo”. (32-33) [...]

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Martiri passionisti in Cina

China flag

Il 24 aprile 1929, a Hua-chiao Hunan, in China dei banditi tesero un’imboscata al gruppo in viaggio dei padri americani Godfrey Holbein, Clement Seybold e Walter Coveyou. i primi cui si sparò alla testa, in rapida successione, furono Coveyou and Seybold. Secondi dopo, Holbein fu ucciso allo stesso modo. Dopo che i loro corpi furono gettati in un pozzo di una miniera abbandonata, i compagni dei sacerdoti, chierichetti e portatori cinesi che avevano visto l’uccisione, furono lasciati liberi di ritornare a Chenzhou [poi chiamata Yuanling], nell’Hunan e riferire la notizia. più tardi, i corpi dei missionari furono recuperati e seppelliti a Chenzhou il 29 aprile 1929.

Dopo 80 anni, questo evento ci permette di capire la continuità e il cambiamento nelle nostre vite. Comprendere l’uccisione all’inizio del 27 aprile 1929 le persone nel mondo aprirono i giornali sia laici che cattolici e appresero le uccisioni sconvolgenti. “P.Holbein e 2 sacerdoti uccisi in Cina” gridò il titolo nella prima pagina del 29 aprile del Baltimore Sun, giornale della sua città. “Battesimo di Sangue” proclamò il Catholic Northwest progress di Seattle, Washington il 10 Maggio.

A partire dal Giugno 1929, il mensile cattolico dei passionisti americani, The Sign, iniziò a pubblicare una serie di dettagli e poi di foto della triste notizia. Il caos politico e sociale dell’Hunan nel 1929 significò morte per gli stranieri e fu sempre una ragionevole opzione per i Nazionalisti Cinesi, le autorità regionali e il nuovo emergente partito Comunista per avere il controllo l’uno sull’altro. Nel 1929, rappresentanti del Dipartimento di Stato degli USA, il governo cinese e pure la Santa Sede nel Vaticano a Roma ottennero un limitato successo nel loro immediato impegno di un anno di catturare e punire i colpevoli dell’ovest Hunan.

Oggi, ogni ricercatore storico contemporaneo può andare all’archivio Nazionale di College park in Maryland e rivivere il dramma dell’uccisione e investigazione leggendo il caso del Dipartimento di Stato nel record Group 59: 393.1123 Coveyou, Walter.

Le interpretazioni della loro uccisione sono varie. La stampa laica degli uSa non li ha chiamati martiri, mentre la stampa cattolica spesso ha usato tale titolo. La ricerca storica mostra che furono probabilmente uccisi perché erano “demoni stranieri” piuttosto che zelanti missionari del vangelo. Più tardi, Albert J. Nevins in ‘american Martyrs’ (1987) ha descritto Holbein, Seybold e Coveyou come i “primi martiri americani fuori degli USA”. Tuttavia, fino ad oggi, non c’è stato nessun tentativo ufficiale di dichiarare i tre passionisti martiri o santi. E’  interessante che le loro famiglie e i passionisti di quella generazione li considerarono sempre dei martiri in un senso culturale piuttosto che tecnico.

All’inizio del 2004, funzionari governativi di Yuanling nell’Hunan decisero di costruire una strada attraverso il cimitero missionario cattolico. Questo spinse i Cattolici cinesi locali a contattare i passionisti e a mettere in atto un piano per esumare e poi spostare 17 salme -incluse quelle degli uccisi del 1929- in un nuovo cimitero dotato di una lapide commemorativa. Nell’agosto 2004 ho fatto un viaggio nell’ovest Hunan con un gruppo. Ritto davanti alla nuova tomba ho reso loro omaggio. In quel momento, ho fatto lo sforzo particolare di toccare i nomi dei tre uccisi nell’Hunan e ricordare che le loro vite hanno rappresentato la storia dei passionisti, la storia dell’Hunan, la storia dei Cattolici cinesi dell’Yuanling. A metà strada intorno alla terra, la loro memoria era tornata in vita.

L’uccisione di Holbein, Seybold e Coveyou richiama alla mente la loro ricerca di vita normale e pace spirituale in Cina. anche se di diversa personalità essi, come noi, hanno risposto al meglio della loro capacità. Non sareste d’accordo che c’è un poco delle loro tre personalità in tutti noi? La vita è anche drammatica. Come missionari, hanno affrontato l’ignoto.

Così tante volte dobbiamo affrontare l’ignoto nella nostra vita. anni fa, il dramma della loro vita li ha condotti in Cina. Oggi, il dramma di comunicazioni, finanza e politica immediate mondiali conduce la Cina a noi. in altre parole, la loro vita rispecchia la realtà moderna che noi dobbiamo cercare una comprensione culturale in modi che essi non hanno anticipato. La nostra fede ci dice che sono in paradiso.

Senza dubbio, sono contenti che i cattolici cinesi locali li hanno ricordati. allo stesso tempo, possiamo rivolgere alcune preghiere a Holbein, Seybold e Coveyou: primo, perchè la Chiesa Cattolica cinese continui a crescere nella fede e trovi un cammino comune di riconciliazione insieme alla Cina e alla Santa Sede. Secondo, perchè si ponga fine alle uccisioni e violenze mondiali. La storia e la vita li ha chiamati in Cina. Ci ricordano di vivere la nostra vita con perseveranza e cambiamento. Dove ci chiamano la storia e la vita?

Scritto da padre Robert E. Carbonneau, passionista

Come si comporta il cristiano coerente?

Cautela

Iniziamo questa nostra rubrica dal titolo Come si comporta il cristiano coerente? Doni e Virtù attraverso la quale percorreremo insieme un itinerario di vita spirituale che ci farà osservare più intimamente ed attentamente come tali virtù siano uno degli elementi costitutivi, fondamentali e, pertanto, indispensabili per intraprendere un serio cammino di perfezione cristiana che ha nella santità il suo fine primario. Volutamente ho detto che la santità è il fine più importante per ogni battezzato in quanto proprio questo è quello che Gesù chiede a ciascuno di noi dalle pagine del Vangelo di Matteo: «Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste» (Mt 5, 48), riprendendo l’invito ad essere santi che già nel libro veterotestamentario del Levitico troviamo più volte: «Siate santi, perché io, il Signore, Dio vostro, sono santo» (Lev 19, 2).

Se Dio inserisce l’imperativo alla santificazione già nella legge per il popolo eletto, significa che da sempre Dio ha come desiderio la santificazione e la salvezza di ogni uomo. Ulteriormente se attentamente osserviamo la Scrittura, nel primo capitolo della Genesi leggiamo che: «Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò» (Gen 1, 27). Come vediamo la stessa nozione viene ribadita ripetendola per ben due volte. Noi sappiamo che solo Dio e unicamente Lui è l’essenza stessa della santità, quindi, il fatto che Egli ci abbia creato a Sua immagine, ben esprime il pensiero che è insita nell’uomo, già dalla sua creazione, la tensione alla santità. Gesù, quindi, ci parla di perfezione proprio perché la santità consiste appunto in un cammino evolutivo che ha nella perfezione indicataci da Cristo il suo compimento e la sua meta e, oltre a ciò, è veramente fondamentale comprendere come Dio, già fin dalle origini, chiami l’uomo al cammino di santità.

La Chiesa, infine, quale unica custode della divina Rivelazione, facendo suoi questi appelli alla santità e alla perfezione così ci insegna: «Tutti i fedeli sono chiamati alla santità cristiana. Essa è pienezza della vita cristiana e perfezione della carità, e si attua nell’unione intima con Cristo, e, in lui, con la Santissima Trinità. Il cammino di santificazione del cristiano, dopo essere passato attraverso la Croce, avrà il suo compimento nella Risurrezione finale dei giusti, nella quale Dio sarà tutto in tutte le cose». A questo punto, però, prima di entrare nello specifico del nostro tema di discussione mi pare necessario fare una premessa. [...]

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Come si comporta il cristiano coerente? Doni e virtù | 1a parte (141)