Carissimi fratelli della Congregazione e sorelle e fratelli della Famiglia passionista,
voglio condividere con voi alcune riflessioni e prospettive sulla nostra vita e missione e sul processo di rivitalizzazione della Congregazione. Esse sono frutto anche del dialogo avvenuto all’interno del Consiglio generale.
La figura di S. Paolo della Croce, il suo modo di intendere “i mali del mondo” e l’aver individuato “nella dimenticanza della Passione di Gesù” la loro radice e la fatica per eliminarli, possono illuminare il nostro discernimento. La dimenticanza della Passione di Gesù non è intesa dal nostra Fondatore come posizione o riflessione “pietistica”, ma nel significato del coinvolgimento profondo e assoluto di Dio con noi con il dono d’amore del Figlio che arriva fino alla morte in Croce. Gesù con la sua morte e la sua resurrezione ci ha generato a vita nuova ed ha realizzato la fraternità tra tutti gli uomini come figli di un solo Padre. Il dimenticare e quindi il non vivere di questo lievito di salvezza – Gesù – posto nella nostra storia con l’Incarnazione e fermentato con la Passione, porta gli uomini ad agire con la logica del mondo, per il quale Gesù stesso nel Vangelo non ha pregato.
1. Ricordare – nel senso di “fare memoria” della Passione di Gesù - è rimedio efficace per i mali che affliggono e rendono esausta e divisa l’umanità perché “fare memoria” in modo autentico significa vivere di essa e voler ispirare alla sua logica d’amore e di dono la propria vita, le scelte e i rapporti interpersonali e sociali . Il “fare memoria” in questo senso è un’autentica rivoluzione non solo spirituale, ma anche culturale ed avrebbe la capacità di produrre rilevanti cambiamenti sociali e di rapporto tra i popoli perché improntato al dono e all’amore e non, come spesso accade ora, all’egoismo, alla sopraffazione, alla violenza e alle guerre e allo sfruttamento di interi popoli fino a farli morire di fame: e questo in senso reale non retorico o figurato.
La Passione di Gesù e quello che significa può trasformare il mondo! Non sappiamo se per noi è un sogno, ma certamente è una fede.
2. Noi dobbiamo, noi vogliamo ricentrare la nostra vita intorno al carisma della Passione perché da esso siamo nati e per esso siamo vivi e vogliamo che anche il mondo rinasca e viva. Il processo di ristrutturazione in atto è per non dimenticare, è per essere presenti ed efficaci nella lotta contro “i mali” dei quali parla S. Paolo della Croce.
3. In effetti stiamo vivendo tempi difficili e di grandi cambiamenti nella società e nella Chiesa e non possiamo rimanere inerti, ma di questo ormai la Congregazione è convinta e con il Sinodo generale del 2004 ha iniziato il cammino della Ristrutturazione, poi riconfermato con ulteriore discernimento e linee operative, dal Capitolo generale del 2006 e dal Sinodo di Cuernavaca in Messico del 2008 . Prossimo obiettivo e tappa di verifica del cammino realizzato sarà il Sinodo del 2010, che si celebrerà a Roma,nella nostra casa dei SS. Giovanni e Paolo da martedì 21 a domenica 31 ottobre. E’ una sfida per noi realizzare quanto richiesto dal Sinodo di Cuernavaca, perché comporta procedere nel cambio di mentalità, di riferimenti e di prospettiva nell’affrontare i problemi. E’ la conversione del cuore, della mente e della volontà. Il “mio” deve trasformarsi in “nostro”; l’ autonomia deve trasformarsi in relazione e collaborazione profonda ed efficace tanto da diventare strutturale; il “sentire come Provincia, Viceprovincia e Vicariato” deve trasformarsi in “sentire come Configurazione e Congregazione”; i doni vanno condivisi e i talenti fatti fruttificare per il bene di tutti; non conservare per essere rassicurati dal possesso, ma investire nel dono.
4. Nel brano del Vangelo di questa domenica 11 ottobre ( Mc. 10, 17-30), un giovane ricco chiede a Gesù cosa deve fare per avere la vita eterna. “Tu conosci i comandamenti…” gli dice Gesù….. “Maestro…, li ho osservati fin dalla mia giovinezza”, gli rispose il giovane. Se Gesù ponesse a noi, oggi, la stessa domanda forse risponderemo come il giovane ricco: “Osservo le Costituzioni e i comandamenti di Dio, li ho osservati…fin da novizio, da studente, da giovane sacerdote o fratello…, sono un buon passionista”. “Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: “Una sola cosa ti manca: va, vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo, poi vieni e seguimi”. Gesù guardò negli occhi il giovane e guarda negli occhi e nel cuore anche noi. Non basta essere osservanti dei comandamenti e delle prescrizioni, è richiesto qualcosa di più. Il giovane forse pensava che Gesù gli dicesse di aggiungere altre pratiche religiose, altri atti di culto. No! Gesù lo invita, non ad aggiungere qualcosa, ma a liberarsi di qualcosa. Lo invita ad abbandonare la sicurezza umana affidata “ai molti beni” che possedeva e a condividerli con i poveri. Ma il giovane abbassa gli occhi e se ne va rattristato perché incapace di condividere i molti beni che possedeva. Questa incapacità di distaccarsi dai propri beni e di condividerli potrebbe essere anche per noi un ostacolo nel realizzare quanto richiesto dalla presente fase del processo della Ristrutturazione.
5. Ma sono convinto che la nostra scelta primaria per la vitalità e per lo sviluppo della Congregazione ci darà la forza per superare le difficoltà. In effetti vogliamo essere fedeli alla vocazione testimoniando il nostro carisma nato direttamente dalla Croce e dal Crocifisso, la cui morte, come dono del Padre, è per noi un progetto di vita e di solidarietà assoluta. E’ la luce del Calvario che illumina la nostra pianificazione, la preparazione del futuro e il modo di essere passionista oggi e domani. [...]
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P. Ottaviano D’Egidio, Superiore Generale della Congregazione dei Passionisti



















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