Sacerdote per sempre

Gruppo

Carissimo padre Claudio, è con gioia che ti scrivo queste righe nella circostanza del tuo giubileo sacerdotale. Sono passati 50 anni da quando il 12 luglio del 1959, per l’imposizione delle mani e la preghiera consacratoria della Chiesa sei stato ordinato sacerdote nella nostra comunità di Manduria. In questi 50 anni sei stato testimone della grazia e del dono che ti è stato concesso; sei stato apostolo e missionario e, sull’esempio del nostro santo fondatore, San Paolo della Croce, hai percorso in lungo e in largo le strade della nostra Provincia religiosa e non solo, predicando che solo la Passione di Cristo, la più grande e stupenda opera dell’amore di Dio, può risanare i mali di questo mondo. Quante anime hai incontrato in questi anni, quante anime hanno fatto esperienza della misericordia di Dio con il sacramento della confessione da te amministrato assiduamente, quante anime si sono cibate non solo del corpo e sangue di Cristo ma anche della sua parola condivisa quotidianamente. Ora sei nella nostra comunità parrocchiale e formativa, tu hai detto che hai trovato una famiglia, e noi possiamo dirti che abbiamo incontrato un uomo saggio ma soprattutto innamorato della sua vocazione. Lo testimoni con il tuo sorriso che dai a chiunque incontri, nella tua disponibilità in tutto e con tutti.

Ci siamo preparati con una settimana intensa di incontri ma soprattutto di preghiera. Abbiamo visitato alcune famiglie condividendo con loro la Parola di Dio, abbiamo incontrato i nostri bambini del catechismo facendo capire loro che vocazione è dire si, abbiamo con i giovani e la comunità venerato la croce con una suggestiva veglia di preghiera, abbiamo pregato per tutte le missioni e i missionari ascoltando la tua testimonianza e quella di Suor Sjlvje di come essere testimoni nel proprio ambiente, e finalmente lunedì, nella solennità del nostro Fondatore, abbiamo reso grazie a Dio, per Cristo con Cristo e in Cristo, per il dono che ci ha fatto: la tua persona e il tuo sacerdozio. Si sono uniti a questa nostra lode, sua Ecc. Mons. Giovanni Battista Pichierri, legato a te da una profonda amicizia, i Sacerdoti del Vicariato, i confratelli venuti da diverse comunità, e tante persone che ti hanno incontrato… Eravamo tutti intorno all’altare del Sacrificio per cantare con tutto il cuore:… Te Deum laudamus, te Domine confitemur…

Cosa dire ancora carissimo padre Claudio, se non questo:

Il Signore ti benedica ancora e ti sostenga affinché tu possa continuare a essere apostolo del vangelo della croce.

Maria regina degli angeli e addolorata sotto la croce possa esaudire ogni tuo desiderio sino al giorno in cui, memori della promessa del nostro Fondatore che ci aspetta tutti in paradiso, possa tu celebrare la divina liturgia con l’agnello risorto e glorificato.

Ad multos, padre Claudio!

Ringraziamento scritto da padre Maurizio Cino, Vicario della comunità di Bari e Direttore dei postulanti, letto durante la celebrazione eucaristica del 19 ottobre 2009.

Settimana Missionaria a Troia (Foggia)

Foto di gruppo

A Troia, noi Passionisti abbiamo predicato nel corso degli anni sette Missioni, oltre ad altre esperienze di evangelizzazione: una nota importante va data alla recente “peregrinatio” del Corpo di san Paolo della Croce (aprile 2006), realizzata per celebrare il 1° centenario della provincia religiosa del Sacro Costato di Gesù (Passionisti di Puglia, Calabria e Basilicata).

Quest’anno 2009 ricorre il 3° centenario del Crocifisso del Frasa a Troia; e per questo è stato indetto un Anno Giubilare, con diverse iniziative di carattere religioso e culturale.

Tra queste, dal 6 al 13 settembre ’09, è stata realizzata una Settimana Missionaria, animata dai Missionari Passionisti P. Carlo Scarongella e P. Peppe Pane.

Un’esperienza di evangelizzazione, voluta e preparata con i sacerdoti del luogo. Data la vastità degli ambienti da visitare, dovendosi toccare tutte le cinque parrocchie, la Settimana è risultata piuttosto impegnativa, ma alla fine coinvolgente, dagli incontri con ragazzi, giovani e famiglie, alle catechesi con predicazione straordinaria la sera in cattedrale e nella parrocchia di san Secondino, situata in periferia (zona 167). Gran risalto è stato dato alle visite agli ammalati, i “crocifissi di oggi”, sia nelle famiglie come in due case di cura per anziani; la disponibilità ad ascoltare le confessioni, con il prezioso aiuto dei sacerdoti del luogo, ha fatto sì che molta gente sperimentasse la misericordia del Signore, ponendosi “in verità” sotto la Croce di Colui, il Crocifisso Risorto, che è la vera unica speranza.

Superando le difficoltà di una certa frammentazione pastorale (troppe parrocchie, di piccole dimensioni, per un territorio come quello di Troia), si è cercato di creare spazi di comunione, soprattutto a livello di giovani e di famiglie. La Settimana ha avuto il suo culmine nella solenne celebrazione del sabato sera, 12 settembre, durante la quale i coniugi presenti hanno rinnovato le promesse matrimoniali.

Infine, domenica 13, al termine della Concelebrazione presieduta da Mons. Francesco Monterisi, Segretario Congregazione dei vescovi, con Mons. Domenico Cornacchia, vescovo di Lucera-Troia e di Mons. Francesco Zerrillo, vescovo emerito, con gran numero di sacerdoti concelebranti, in una cattedrale gremita all’inverosimile, si è snodata la solenne processione del Crocifisso (evento che si verifica solo in circostante giubilari, come avvenne l’Anno Santo del 1933, quando più di cento persone videro sprigionarsi dal chiodo della mano sinistra del Crocifisso come delle gocce luminescenti che, cadendo dopo pochi centimetri scomparivano nel nulla; e tutti gridarono “Scintille!Scintille!”).

Sulla scìa di un glorioso passato ricco di fede, si spera che anche ai giorni nostri la comunità cristiana di Troia e dell’intera diocesi possa rinnovarsi sempre più, facendo unità e creando una nuova “civiltà dell’amore”, lasciandosi attrarre dalla potenza del Crocifisso, che dall’alto continua ad attrarre tutti a sé.

P. Carlo Scarongella, Superiore della comunità passionista di Bari

Scarica il documento riguardo le note storiche di Troia e della sua cattedrale: download (107)

Il Padre Generale alla Famiglia passionista

San  Paolo della Croce

Carissimi Fratelli della Congregazione e Sorelle e Fratelli della Famiglia passionista, invio i migliori auguri di Buona festa del Nostro Santo Padre e Fondatore S. Paolo della Croce, anche a nome del Consiglio generale.

Ieri sera, 18 ottobre, abbiamo celebrato con i religiosi della comunità dei SS. Giovanni e Paolo il Vespro solenne nella Cappella a lato della Basilica, che custodisce le spoglie del Fondatore stesso e come è tradizione abbiamo letto il Testamento spirituale che egli ha lasciato alla Congregazione prima di ricevere la S. Eucarestia sul letto di morte avvenuta alle ore 16,45 del 18 ottobre 1775.

Ricordo quanto scrive S. Vincenzo Maria Strambi nella Biografia del Santo a pagina 184:

«Appena giunto il sacerdote nella sua stanza con il SS. Viatico, il P. Paolo, che non si poteva quasi muovere dal letto per i suoi mali, al veder presente il suo amoroso Redentore, con gran vivacità e fervore alzò le braccia in segno di gran devozione ed amore, dicendo con tutto il cuor sulle labbra: “Ah Gesù mio caro, io mi protesto che voglio vivere e morire nella Comunione di Santa Chiesa. Detesto ed abbòmino ogni errore“. Di poi recitò ad alta voce il simbolo degli Apostoli, accompagnando ogni parola con gran sentimento di cuore; e quindi, perché ne era stato istantemente richiesto e perché era attualmente di tutti il Superiore e il Padre, diede, alla presenza di Gesù Sacramentato, gli ultimi e principali ricordi, che nel tempo stesso da due Religiosi, dall’infermo non veduti, erano fedelmente scritti nella contigua cappella».

TESTAMENTO SPIRITUALE

  1. Prima di ogni altra cosa vi raccomando assai la carità fraterna… Ecco, fratelli miei dilettissimi, quello che io desidero con tutto l’affetto del povero mio cuore da voi che vi trovate qui presenti come da tutti gli altri che già portano quest’abito di penitenza e lutto in memoria della Passione e morte di Gesù Cristo nostro amabilissimo Redentore, e da tutti quelli che saranno chiamati da Dio a questa povera Congregazione e piccolo gregge di Gesù Cristo.

  2. Raccomando poi a tutti e specialmente a quelli che saranno in ufficio di Superiori, che sempre più fiorisca nella Congregazione lo spirito dell’orazione, lo spirito della solitudine, e lo spirito della povertà; e siate pur sicuri che, se si manterranno queste tre cose, la Congregazione fulgebit in conspectu Dei et gentium.

  3. Raccomando con gran premura un filiale affetto verso la Santa Madre Chiesa, ed una intierissima sommissione al capo visibile di essa, il Sommo Pontefice; per il quale effetto pregheranno giorno e notte, e procureranno di cooperarvi e di aiutare le anime a salvarsi, per quanto potranno, secondo l’Istituto, promuovendo nel cuore di tutti la devozione alla Passione di Gesù Cristo e ai dolori di Maria Santissima.

  4. Raccomando a tutti l’osservanza delle Regole e niuno dica: De minimis non curat praetor. Faccia ognuno conto delle cose piccole e amino la Congregazione come madre.

  5. (I Superiori) tengano conto del buon grano, e lontana la zizania.

  6. Domando poi perdono, colla faccia nella polvere e con pianto del povero mio cuore, a tutti di Congregazione, sì presenti che assenti, di tutti i mancamenti da me commessi in quest’ufficio, che per fare la volontà di Dio ho esercitato in tanti anni… Sì, mio caro Gesù, io, benché peccatore, spero di venire presto a godervi nel santo Paradiso, darvi, nel punto della mia morte, un santo abbraccio, per istare poi sempre unito con voi in perpetuas aeternitates… E vi raccomando adesso per sempre la povera Congregazione, che è frutto della vostra Croce, Passione e Morte. Vi prego a dare a tutti i Religiosi e benefattori di essa la vostra santa benedizione.

  7. E voi, o Vergine Immacolata, Regina dei Martiri, per quei dolori che provaste nella Passione del vostro amabilissimo Figlio, date la vostra materna benedizione a tutti, mentre io li ripongo e lascio sotto il manto della vostra protezione.

Ecco dunque, Fratelli miei cari, quali sono i ricordi che io vi lascio con tutto il povero mio cuore. Io vi lascio e vi starò attendendo tutti nel santo Paradiso, dove pregherò per la Santa Chiesa, per il Sommo Pontefice, nostro Santo Padre, per la Congregazione e benefattori: e vi lascio tutti, presenti ed assenti, colla mia benedizione. Benedictio Dei Omnipotentis, Patris, et Filii, et Spiritus Sancti, descendat super vos et maneat semper. (Proces. Apost. Summ. pag. 863 e segg.).

Questo è il Testamento spirituale che S. Paolo della Croce ci ha lasciato con la sua Benedizione: è un partire per rimanere per sempre con noi in Dio, nella continuità della vita di religiosi, religiose e laici della Famiglia passionista che si sono susseguiti nel tempo fini ai giorni nostri “e di tutti quelli che saranno chiamati a questa povera Congregazione.”

Invochiamo ancora una volta la sua intercessione di Padre perché Dio ci inondi della sua grazia e delle sue benedizioni . Un ricordo tutto particolare per gli ammalati che partecipano nella sofferenza alla Passione di Gesù.

Termino con le prime parole del Testamento spirituale: “Prima di ogni altra cosa vi raccomando assai la carità fraterna…”.

Auguri a tutti di Buona Festa: S. Paolo della Croce ci protegga.

P. Ottaviano D’Egidio, Superiore Generale della Congregazione dei Passionisti

SS. Giovanni e Paolo, Roma – 19 Ottobre 2009

Festa di S. Paolo della Croce


Il fondatore: note biografiche

S.Paolo della Croce

Paolo della Croce, al secolo Paolo Francesco Danei (Ovada, 3 gennaio 1694 – Roma, 18 ottobre 1775), è stato un presbitero italiano, fondatore della Congregazione della Passione di Gesù Cristo e delle monache claustrali Passioniste: è stato proclamato santo da papa Pio IX nel 1867.

Nacque nel Monferrato da Luca e Anna Maria Massari, entrambi ferventi cattolici e venne battezzato il 6 gennaio ricevendo il nome composto di Francesco Paolo. Nel 1701 l’intera famiglia si trasferì a Castellazzo Bormida in una casa di loro proprietà ed ancora oggi esistente, nell’attuale vicolo Daneo. Ricevette la sua prima educazione da un sacerdote che teneva una scuola per ragazzi a Cremolino.

Fin da fanciullo mostrò molto interesse per la religione evidenziando una spiccata spiritualità: trascorreva molto tempo in preghiera, partecipava ogni giorno alla messa, e si accostava con frequenza ai sacramenti. Nello stesso tempo attendeva ai suoi doveri di studente, dedicando i suoi ritagli di tempo libero alla lettura e alla visita di chiese; qui trascorreva molto tempo nell’adorazione prima di ricevere l’eucaristia, per la quale aveva un’ardente devozione. Nel 1713, secondo quanto emerge dalla tradizone, un “intervento della grazia” avrebbe operato la sua completa conversione spirituale. All’età di quindici anni lasciò la scuola e tornò nella sua casa di Castellazzo.

Durante la sua prima giovinezza rinunciò ad un matrimonio vantaggioso e ad una cospicua eredità lasciatagli da un suo zio sacerdote. Tenne per sé solamente il libro della Liturgia delle Ore. Nel 1720 si sentì ispirato a fondare l’Istituto Missionario dei Passionisti. Egli stesso scrisse:

In questo tempo mi vidi in spirito vestito di nero sino a terra, con una croce bianca in petto e sotto la croce il nome SS. di Gesù in lettere bianche.

Nel 1721, rivestito di una tunica nera dal vescovo di Alessandria, suo padre spirituale, portando l’emblema della passione di Gesù, scalzo e a capo scoperto, si ritirò in un’angusta cella dietro la chiesa dei Santi Carlo ed Anna in Castellazzo Bormida. In questa cella trascorse tutto l’inverno 1721-1722, vi stese la Regola della nuova congregazione sulla base delle indicazioni che avrebbe ricevute in una visione, come riporta nell’introduzione alla copia originale della Regola stessa. Il 7 giugno 1727 papa Benedetto XIII lo ordinò sacerdote nella basilica di San Pietro.

La Congregazione venne approvata da Benedetto XIV il 15 maggio 1741.

Dopo l’approvazione della Regola e dell’Istituto, il primo capitolo si tenne al Ritiro della Presentazione sul monte Argentario (GR) il 10 aprile 1747. Durante questo capitolo, Paolo, che era accompagnato dal fratello Giovanni Battista, contro la sua volontà fu eletto all’unanimità primo superiore generale, e tale carica egli ricoprì fino al giorno della sua morte.

Nonostante fosse continuamente occupato dalla premura di governare la sua società religiosa, e di fondare ovunque nuove case, tuttavia mai smise di pregare con la Parola di Dio, ardente com’era del mirabile desiderio della salvezza delle anime.

Il 3 maggio 1771 Paolo, con la collaborazione della venerabile madre Crocifissa Costantini, fondò le Claustrali Passioniste.

Fu instancabile nei suoi doveri apostolici e mai, fino alla sua ultima ora, rigettò qualche aspetto del suo austero modo di vivere. Infine, affetto da una grave malattia, morì per le austerità e per l’età avanzata, a Roma, il 18 ottobre 1775.

Il cuore di Paolo della Croce

Icona San Paolo della Croce

Il cuore che i Passionisti portano sull’abito fu voluto da Paolo della Croce perché i suoi figli portassero impresso l’amore alla Passione di Gesù. Egli stesso scrive: «La Santissima Croce di Gesù nostro Bene sia sempre piantata in mezzo al nostro cuore, acciò il nostro spirito sia innestato in quest’Albero di vita» (Lettere I,67). È da questo cuore trafitto di Paolo che nasce il suo essere sacerdote e missionario, consacrato all’amore di Dio e annunciatore di questo amore. La comunità passionista di Novoli (Lecce) celebrerà la solennità di San Paolo della Croce riscoprendo la vocazione di “amati dal Crocifisso” e annunciatori dell’Amore.