Lady

Carissimi fratelli della Congregazione,
sorelle e fratelli della Famiglia passionista,

vi giungano con fraterno affetto nel Signore che contempliamo Bambino, gli auguri del Consiglio generale e miei per il Natale ormai arrivato e per il Nuovo anno 2010.

Madre Teresa di Calcutta ha detto: “Ho lasciato il mio cuore a Betlemme”. Anche noi vogliamo posare idealmente e con fede il nostro cuore nella grotta, sulla pietra all’interno della Chiesa della Natività che la tradizione dice essere il luogo dove è nato Gesù da Maria, come per rinascere con Lui nei misteri liturgici che celebriamo con tutta la Chiesa ed ecumenicamente con tutta  la cristianità, con tutti gli uomini di buona volontà e con la creazione. E per cuore intendiamo fede, amore e desiderio di un nuovo Natale per la nostra vita personale, per le comunità e per le famiglie dei laici della famiglia passionista

Rinascere nello spirito e nei comportamenti e scelte di vita è possibile, lo dice Gesù stesso a Nicodemo e a noi: “Dovete rinascere dall’alto”. (Giov. 3,7 ) Non è soltanto un invito, ma è un imperativo per chi vuole  la salvezza e per essere tra coloro che scelgono la luce: “Ora il giudizio è questo: la luce venne nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie.” (Giov. 3,19)

Gesù parla di se stesso, luce venuta nel mondo, che si può accettare o rifiutare; credere in Lui è come amarlo, non credere in Lui è amare le tenebre e di conseguenza fare “opere malvagie”.

Ma la nostra opzione è chiara: noi crediamo che una splendida luce è nata a Betlemme e a tale luce noi vogliamo vivere e operare. Riconosciamo il Natale 2009 come una ulteriore opportunità che ci offre Dio per la nostra conversione e per guardare avanti con speranza e determinazione non ostinandoci su posizioni di rifiuto e di preclusioni del nuovo e questo lo dico sia per la nostra vita personale e di comunità che per la vita e le scelte della Congregazione: “Se uno non è nato dall’alto, non può vedere il regno di Dio” (Giov. 3,3 ). L’opportunità che ci è offerta con il Natale e il Nuovo anno che inizia, è da non perdere: quante altre ne avremo?

I pastori che erano a guardia dei loro greggi credettero, nella loro semplicità disposta positivamente al nuovo di Dio, senza sarcasmo o ironia, che “l’annunzio di una grande gioia per tutto il popolo” potesse essere rappresentato da “bambino avvolto in fasce che giace in una mangiatoia”: essi andarono, videro e tornarono glorificando e lodando Dio per quello che avevano visto e udito.

Il re Erode invierà soldati per uccidere il bambino e nella Settimana santa i Sommi Sacerdoti, i farisei, gli scribi e il potere politico lo condanneranno ed eseguiranno la sua condanna a morte sulla croce: Lui, il Bambino nato a Betlemme che aveva avuto dalla moltitudine dell’esercito celeste il canto di lode: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama.” (Lc 2,14)

La Pace invocata dal coro celeste a Betlemme è l’augurio che rivolgo anche a noi tutti e al mondo . Nel canto la Pace è unita alla Gloria di Dio come se essa stessa , la pace, fosse già lode e gloria di Dio. E lo è! Egli stesso è la pace (Mic 5,4) e i profeti lo annunciarono come principe della pace. (Is. 9,5 ss; Zac 9,9 ). Gesù stesso nel discorso della montagna inserirà la pace tra le Beatitudini: “Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.” (Mt. 5,9). Una pace non soltanto attesa, ma cercata con impegno e chi la diffonde e realizza è chiamato “figlio di Dio” a similitudine di Gesù, tanta è la sua importanza. La pace è di Dio, essa è Sua presenza perché Egli è la pace; al contrario la discordia, la divisione, l’odio, sono figli delle tenebre e ci allontanano da Dio.

Pace non soltanto tra noi, tra i popoli del mondo e le nazioni, ma anche con la creazione, gli animali, le piante, la vita e la natura nella sua più larga accezione di pace cosmica.

Nel rituale messaggio in occasione dell’inizio del Nuovo Anno, il Papa Benedetto XVI ha scelto come tema per la giornata della pace: Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato. E prosegue: La creazione è l’inizio e il fondamento di tutte le opere di Dio e la sua salvaguardia diventa oggi essenziale per la pacifica convivenza dell’umanità.

Cari fratelli e sorelle, credo che abbiamo buoni motivi di riflessione e di rinascita a vita nuova in questo Natale e inizio di Anno Nuovo sia come operatori di pace che come difensori del creato, cosa che spesso sottovalutiamo anche se Gesù nel Vangelo fa spesso riferimento allo stesso creato con esempi di amore e tenerezza ; ricordo la chioccia e i pulcini, la volpe, il seminatore e la semente, il giglio dei campi, il lievito, il granello di senape, la vigna e la vite, la pecora smarrita e il gregge con il buon pastore e tanti altri.

Il Natale è apertura al futuro, è vita nuova, è certezza che Dio, l’Emmanuele, è con noi, è uno di noi e Sua madre ha un nome come le nostre madri, il suo nome è Maria.

Ricordo con particolare affetto i religiosi ammalati e quanti vivono situazioni difficili o di sofferenza sia spirituale che fisica: la speranza nata a Betlemme li rafforzi e incoraggi; ai giovani dico : guardate avanti con fiducia, Dio che adoriamo Bambino, è con noi

BUON NATALE E BUON ANNO 2010 a tutti, alle nostre Comunità e Famiglie, alla Congregazione, alla Famiglia passionista, a Benedetto XVI e alla Chiesa, al Mondo e al Creato intero.

PACE A TUTTI!

Pace anche a Mons. Piergiorgio Silvano Nesti, Arcivescovo passionista, da pochi giorni tornato al Padre. E con lui ricordo i defunti della Congregazione e della famiglia passionista di questo anno ormai al termine: celebrino con S. Paolo della Croce e tutti i Santi il loro primo Natale in cielo.

P. Ottaviano D’Egidio cp.

Superiore Generale

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