Festa di San Gabriele dell’Addolorata a Novoli (Lecce)

Nella comunità passionista di Novoli si celebra la festa di san Gabriele dell’Addolorata con un triduo:

Ogni giorno alle 17.00 Rosario e Santa Messa con omelia tenuta dal rev.do P. Pietro Conenna, vicario economo del convento e preghiera a San Gabriele al termine della celebrazione.

Sabato 27 Febbraio alle 17.30 sarà celebrata la santa Messa Solenne presieduta da P. Pietro Conenna e sarà animata dalla polifonica San Gabriele dell’Addolorata.

    Quaresima, tempo per andare controcorrente

    Cari fratelli e sorelle!

    iniziamo oggi, Mercoledì delle Ceneri, il cammino quaresimale: un cammino che si snoda per quaranta giorni e che ci porta alla gioia della Pasqua del Signore. In questo itinerario spirituale non siamo soli, perché la Chiesa ci accompagna e ci sostiene sin dall’inizio con la Parola di Dio, che racchiude un programma di vita spirituale e di impegno penitenziale, e con la grazia dei Sacramenti.

    Sono le parole dell’apostolo Paolo ad offrirci una precisa consegna: “Vi esortiamo a non accogliere invano la grazia di Dio…Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!” (2Cor 6,1-2). In verità, nella visione cristiana della vita ogni momento deve dirsi favorevole e ogni giorno deve dirsi giorno di salvezza, ma la liturgia della Chiesa riferisce queste parole in un modo del tutto particolare al tempo della Quaresima. E che i quaranta giorni in preparazione della Pasqua siano tempo favorevole e di grazia lo possiamo capire proprio nell’appello che l’austero rito dell’imposizione delle ceneri ci rivolge e che si esprime con due formule: “Convertitevi e credete al vangelo!”, “Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai”.

    Il primo richiamo è alla conversione, parola da prendersi nella sua straordinaria serietà, cogliendo la sorprendente novità che essa sprigiona. L’appello alla conversione, infatti, mette a nudo e denuncia la facile superficialità che caratterizza molto spesso il nostro vivere. Convertirsi significa cambiare direzione nel cammino della vita: non, però, con un piccolo aggiustamento, ma con una vera e propria inversione di marcia. Conversione è andare controcorrente, dove la “corrente” è lo stile di vita superficiale, incoerente ed illusorio, che spesso ci trascina, ci domina e ci rende schiavi del male o comunque prigionieri della mediocrità morale. Con la conversione, invece, si punta alla misura alta della vita cristiana, ci si affida al Vangelo vivente e personale, che è Cristo Gesù. E’ la sua persona la meta finale e il senso profondo della conversione, è lui la via sulla quale tutti sono chiamati a camminare nella vita, lasciandosi illuminare dalla sua luce e sostenere dalla sua forza che muove i nostri passi. In tal modo la conversione manifesta il suo volto più splendido e affascinante: non è una semplice decisione morale, che rettifica la nostra condotta di vita, ma è una scelta di fede, che ci coinvolge interamente nella comunione intima con la persona viva e concreta di Gesù. Convertirsi e credere al Vangelo non sono due cose diverse o in qualche modo soltanto accostate tra loro, ma esprimono la medesima realtà. La conversione è il “sì” totale di chi consegna la propria esistenza al Vangelo, rispondendo liberamente a Cristo che per primo si offre all’uomo come via, verità e vita, come colui che solo lo libera e salva. Proprio questo è il senso delle prime parole con cui, secondo l’evangelista Marco, Gesù apre la predicazione del “Vangelo di Dio”: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo” (Mc 1,15).

    Il “convertitevi e credete al vangelo” non sta solo all’inizio della vita cristiana, ma ne accompagna tutti i passi, permane rinnovandosi e si diffonde ramificandosi in tutte le sue espressioni. Ogni giorno è momento favorevole e di grazia, perché ogni giorno ci sollecita a consegnarci a Gesù, ad avere fiducia in Lui, a rimanere in Lui, a condividerne lo stile di vita, a imparare da Lui l’amore vero, a seguirlo nel compimento quotidiano della volontà del Padre, l’unica grande legge di vita. Ogni giorno, anche quando non mancano le difficoltà e le fatiche, le stanchezze e le cadute, anche quando siamo tentati di abbandonare la strada della sequela di Cristo e di chiuderci in noi stessi, nel nostro egoismo, senza renderci conto della necessità che abbiamo di aprirci all’amore di Dio in Cristo, per vivere la stessa logica di giustizia e di amore. Nel recente Messaggio per la Quaresima ho voluto ricordare che “Occorre umiltà per accettare di aver bisogno che un Altro mi liberi del “mio”, per darmi gratuitamente il “suo”. Ciò avviene particolarmente nei sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia. Grazie all’amore di Cristo, noi possiamo entrare nella giustizia “più grande”, che è quella dell’amore (cfr Rm 13,8-10), la giustizia di chi si sente in ogni caso sempre più debitore che creditore, perché ha ricevuto più di quanto si possa aspettare” (L’Oss. Rom. 5 febbraio 2010, p. 8).

    Il momento favorevole e di grazia della Quaresima ci mostra il proprio significato spirituale anche attraverso l’antica formula: Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai, che il sacerdote pronuncia quando impone sul nostro capo un po’ di cenere. Veniamo così rimandati agli inizi della storia umana, quando il Signore disse ad Adamo dopo la colpa delle origini: “Con il sudore del tuo volto mangerai il pane, finché non ritornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere ritornerai!” (Gen 3,19). Qui, la parola di Dio ci richiama alla nostra fragilità, anzi alla nostra morte, che ne è la forma estrema. Di fronte all’innata paura della fine, e ancor più nel contesto di una cultura che in tanti modi tende a censurare la realtà e l’esperienza umana del morire, la liturgia quaresimale, da un lato, ci ricorda la morte invitandoci al realismo e alla saggezza, ma, dall’altro lato, ci spinge soprattutto a cogliere e a vivere la novità inattesa che la fede cristiana sprigiona nella realtà della stessa morte.

    L’uomo è polvere e in polvere ritornerà, ma è polvere preziosa agli occhi di Dio, perché Dio ha creato l’uomo destinandolo all’immortalità. Così la formula liturgica “Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai” trova la pienezza del suo significato in riferimento al nuovo Adamo, Cristo. Anche il Signore Gesù ha liberamente voluto condividere con ogni uomo la sorte della fragilità, in particolare attraverso la sua morte in croce; ma proprio questa morte, colma del suo amore per il Padre e per l’umanità, è stata la via per la gloriosa risurrezione, attraverso la quale Cristo è diventato sorgente di una grazia donata a quanti credono in Lui e vengono resi partecipi della stessa vita divina. Questa vita che non avrà fine è già in atto nella fase terrena dell’esistenza, ma sarà portata a compimento dopo “la risurrezione della carne”. Il piccolo gesto dell’imposizione delle ceneri ci svela la singolare ricchezza del suo significato: è un invito a percorrere il tempo quaresimale come un’immersione più consapevole e più intensa nel mistero pasquale di Gesù, nella sua morte e risurrezione, mediante la partecipazione all’Eucaristia e alla vita di carità, che dall’Eucaristia nasce e nella quale trova il suo compimento. Con l’imposizione delle ceneri noi rinnoviamo il nostro impegno di seguire Gesù, di lasciarci trasformare dal suo mistero pasquale, per vincere il male e fare il bene, per far morire il nostro “uomo vecchio” legato al peccato e far nascere l’”uomo nuovo” trasformato dalla grazia di Dio.

    Cari amici! Mentre ci apprestiamo ad intraprendere l’austero cammino quaresimale, vogliamo invocare con particolare fiducia la protezione e l’aiuto della Vergine Maria. Sia Lei, la prima credente in Cristo, ad accompagnarci in questi quaranta giorni di intensa preghiera e di sincera penitenza, per arrivare a celebrare, purificati e completamente rinnovati nella mente e nello spirito, il grande mistero della Pasqua del suo Figlio.

    (Benedetto XVI ai fedeli riuniti in Aula Paolo VI per l’udienza generale del Mercoledì delle Ceneri)

    Beatificazione del cardinale John Henry Newman

    Cari Confratelli,

    in questo anno 2010, probabilmente nel mese di settembre, verrà dichiarato beato il grande cardinale John Henry Newman. E’ un evento che rallegra tutta la Chiesa, ben al di là dei confini della nostra Congregazione. Newman, già pastore e illustre teologo anglicano, professore ad Oxford, passò alla Chiesa cattolica nel 1845 attraverso il beato Domenico Barberi e fu attivissimo anche come cattolico in diversi campi di apostolato. La profondità del suo pensiero non fu immediatamente compresa, ma lui era sicuro della sua rettitudine e cosciente della validità di quanto insegnava. Previde lui stesso che sarebbe stato valorizzato di più dopo la sua morte. Infatti, la sua fama è andata sempre crescendo e molti si ispirano a lui.

    La nostra Congregazione ha avuto una grande parte nella sua conversione. Newman fu colpito anzitutto dalla preghiera di Paolo della Croce per l’Inghilterra. Non poteva umanamente spiegarsi questa ispirazione e pensava a qualcosa di soprannaturale. Sapeva che Paolo aveva previsto che i suoi figli sarebbero arrivati in Inghilterra. L’amicizia con Giorgio Spencer, divenuto poi P. Ignazio di San Paolo, instancabile nel promuovere una crociata di preghiere per l’Inghilterra, favorì ancora il suo concreto avvicinamento alla Chiesa di Roma.

    Ma fu certamente il beato Domenico chi lo impressionò maggiormente per la sua santità, per la certezza di aver ricevuto la missione di evangelizzare l’Inghilterra e la fedeltà a questa missione, per il grandissimo amore verso gli anglicani che sempre manifestò. La Lettera ai professori di Oxford, scritta dallo stesso beato, è un documento di stima, affetto, totale dedizione fino a desiderare il martirio a favore dell’Inghilterra. La conoscenza di tale opera impressionò fortemente il Newman.

    Domenico, che fu probabilmente il primo ad usare l’espressione fratelli separati per indicare i cristiani non cattolici, condivideva col Newman un grandissimo rispetto verso le altre chiese, che faceva loro evitare il disprezzo, l’ostilità, la diffamazione che purtroppo erano tanto diffusi fra i cristiani delle diverse denominazioni fino, si può dire, al Concilio Vaticano II. In questo senso sono ambedue precursori del Movimento ecumenico e promotori di un ecumenismo fondato anzitutto sulla stima, l’ascolto e la simpatia per l’altro. Cor ad cor loquitur, era il motto episcopale di Newman. E Domenico era pieno di amore verso i fratelli separati.

    Il Consiglio generale desidera che in questa occasione sia ricordata la grande importanza che ebbe l’attività di Domenico Barberi, di Ignazio Spencer e di altri passionisti in quella che Newman stesso chiamò second Spring, una nuova primavera del cristianesimo inglese. E’ stata costituita una commissione, nelle persone dei PP. Adolfo Lippi (PRAES), Fernando Taccone (PIET), Giuseppe Comparelli (DOL), P. Benedict Lodge (IOS) e la collaborazione del postulatore generale P. Giovanni Zubiani, per programmare pubblicazioni, incontri, approfondimenti. Sono state contattate case editrici per la pubblicazione della Lettera ai professori di Oxford e di altre opere importanti del Beato. Si sta programmando un seminario di studi con l’apporto di specialisti degli studi newmaniani. Vari articoli verranno pubblicati su giornali e riviste, nostri e di altri.

    E’ questa l’occasione per il rilancio di una figura tanto importante per la storia della Congregazione e della Chiesa stessa quale è quella del beato Domenico Barberi, la cui grandezza, come santo, come apostolo e come pensatore merita certamente di essere valorizzata ben più di quanto lo sia stata finora.

    S. Paolo della Croce, nostro Padre e Fondatore, ci benedica, e il Beato Domenico ci accompagni.

    Con fraterno affetto

    P. Ottaviano D’Egidio cp, Superiore  Generale

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