Il fenomeno della ristrutturazione o, secondo alcuni, ri-organizzazione, è partita in ultima analisi dalla situazione di ridimensionamentoe del calo numerico e vocazionale che ha investito gli Istituti, specie nelle zone d’antica evangelizzazione (Europa e Nord America). Il fenomeno è irrilevante in quelle parti che stanno conoscendo uno sviluppo e una crescita numerica, dove la realtà piuttosto è di “strutturazione”.
Alcuni Istituti come il nostro, dove il carisma è meno legato alle opere e più all’annuncio o l’evangelizzazione (ad es. i Redentoristi), hanno dato alla ristrutturazione una valenza più generale intendendola come rilettura/rivitalizzazione della propria presenza verso nuove aperture apostoliche del carisma, in risposta alle mutate condizioni sociali ed ecclesiali.
Per gli Istituti con opere, la necessità è stata quella della loro sostenibilità e quindi dellaconcentrazione delle forze (Gesuiti, Salesiani, Scolopi).
Altre finalità o problemi:
A) snellimento della struttura “burocratica”: curie, uffici, officiali di curia, ecc. con recupero di personale;
B) apertura alla multiculturalità, data la presenza per alcuni di vocazioni straniere (specie le Congregazioni più moderne: es. Giuseppini, Scalabriniani, ecc.);
C) recupero della qualità della dimensione della vita comunitaria, come luogo vitale non solo della missione ma anche della stessa vita religiosa, contro il frazionamento in micro-comunità di 2-3 religiosi (es. Cappuccini, Francescani);
D) questioni economiche: strutture grandi bisognose di ristrutturazione e non capaci di mantenersi (es. Cappuccini, Francescani, Agostiniani).
QUANTI E QUALI ISTITUTI IN ITALIA HANNO OPERATO O STANNO OPERANDO RISTRUTTURAZIONE
Sapere quanti e quali Istituti in Italia non è facile, anche perché essendo questioni interne agli Istituti che non abbisognano dell’intervento della Santa Sede, in quanto secondo il diritto canonico: «Spetta all’autorità competente dell’istituto a norma delle costituzioni dividere l’istituto stesso in parti, con qualunque nome designate, erigerne di nuove, fondere quelle già costituite o circoscriverle in modo diverso» (can. 581).
Quanto è qui riportato è stato raccolto con fatica chiedendo ai vari Procuratori generali. La maggior parte degli Istituti in questi ultimi due decenni, specie per il motivo “princeps” della riduzione numerica e dalla mancanza di vocazioni, hanno proceduto ad una ristrutturazione. Va detto che in molti Istituti, esistono delle norme Costituzionali che già prevedono la cessazione di una Provincia e la sua trasformazione in giurisdizioni non più autonome, quando scendono sotto un numero fissato (norma che il nostro Istituto non ha). Inoltre alcune Congregazioni concedono la facoltà di modificare, di unire, di sopprimere Province al Superiore Generale con il consenso del suo Consiglio, senza che questo sia competenza del Capitolo Generale.
Fatta questa premessa, vediamo alcuni modelli scelti dai vari Istituti, in particolare gli Agostiniani e i Domenicani…
Scarica e continua la lettura del documento di padre Leone Masnata: La Ristrutturazione in altre congregazioni religiose (76)


