La festa dell’Ascensione del Signore ci suggerisce una realtà: quel Cristo che ci incoraggia a lavorare nel mondo, ci attende nel Cielo. In altre parole: la vita sulla terra, che pure amiamo, non rappresenta il compimento, perché non abbiamo quaggiù una città stabile, ma andiamo in cerca di quella futura, la città eterna.
Cerchiamo tuttavia di non restringere la parola di Dio entro orizzonti angusti. Il Signore non ci vuole infelici nel cammino, come se la consolazione ci attendesse soltanto nell’aldilà. Dio ci vuole felici anche qui, ma anelando il definitivo compimento di quell’altra felicità, che solo Lui può colmare totalmente.
Su questa terra, la contemplazione delle realtà soprannaturali, l’azione della grazia nelle nostre anime, l’amore al prossimo come frutto saporito dell’amore a Dio, comportano già un anticipo del Cielo, un inizio destinato a crescere giorno per giorno. Noi cristiani non conduciamo una doppia vita; manteniamo un’unità di vita coerente, semplice e forte, nella quale si fondono e si compenetrano tutte le nostre azioni.
Josemaría Escrivá de Balaguer
Ascolta il commento al vangelo a cura di Padre Massimo (passionista) e in onda su RLB ogni domenica mattina alle 8.00
Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.
Vangelo Mt 28,16-20
A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra.
In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
© Immagine: gioba.it






