Natale

Gli auguri natalizi del Provinciale e una riflessione sulla povertà

Carissimi, siamo vicini alla festa del Natale. Un tempo particolarmente propizio per lo scambio reciproco di auguri, ma anche per esprimere rifl essioni che, in linea con il messaggio natalizio e sulla base dell’attuale contesto sociale e religioso, acquistano quest’anno per noi un significato forse diverso e sicuramente impegnativo.

Riflettendo sulla nascita di Gesù, rimaniamo fortemente sconcertati dalla sua povertà, da uno stile di vita da Lui scelto sin dall’inizio, fin dal giorno della sua venuta tra noi: nacque in una stalla e la sua culla fu una mangiatoia.

La nascita del Signore che è sempre messaggio di gioia e speranza, si trasforma in provocazione e sfida per noi cristiani e consacrati, in un momento storico quanto mai critico, per l’incertezza e il malessere che la nostra società è chiamata ad affrontare e gestire.

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Il Superiore Generale scrive alla Congregazione

Il Superiore Generale scrive alla Congregazione

Cari fratelli e sorelle della Congregazione e della Famiglia passionista, siamo ormai  arrivati a Betlemme al termine del cammino dell’ Avvento nel quale la Liturgia ci ha accompagnato nell’attesa e nell’andare incontro al Signore che viene e ci ha confermato nella speranza che qualcosa di straordinario anche quest’anno sarebbe accaduto.

Giovanni Battista è stata la “voce” di Dio che ha invitato i suoi contemporanei e noi oggi, alla conversione per poter accogliere degnamente colui che sta per arrivare. Una sorpresa il Battista così prossimo e quasi coetaneo di Gesù, di appena sei mesi più grande, come aveva detto l’Angelo Gabriele nell’Annunciazione a Maria: “Ed ecco, Elisabetta, tua parente ha concepito anche lei un figlio nella sua vecchiaia e lei che era ritenuta sterile è già al sesto mese” (Lc 1,36).

Sarà questo bambino ad esultare gioioso nel seno di sua madre Elisabetta alla visita di Maria dopo l’Annunciazione. E sarà ancora questo bambino, ormai adulto, vestito di pelli di cammello e che nel deserto si nutre di locuste e miele selvatico, ad indicare come “Agnello di Dio” Gesù  che sta scendendo verso il fiume Giordano dove lui sta battezzando.

Ma aveva anche predicato con forza, come novello Elia, che “quello che sarebbe venuto dopo di lui avrebbe raccolto il frumento e bruciato la paglia; che terribile sarebbe venuto per compiere il giudizio”. Una immagine troppo diversa dalle opere di Gesù che era misericordioso e parlava di amore e di salvezza.  E Giovanni dal carcere, ove era prigioniero, gli invia i suoi discepoli con una domanda diretta . “Sei tu quello che deve venire o dobbiamo aspettare un altro ?” (Mt 11,2).

Gesù non si stupisce di questa domanda, comprende le perplessità di Giovanni e gli apre la mente e il cuore: “Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo . E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo”.

In Gesù si realizza quanto predetto da Isaia e dagli altri profeti; e il riferimento allo scandalo riapparirà nel cammino verso l’orto degli ulivi quando annuncia l’abbandono dei discepoli che nel momento della sua cattura troveranno in lui motivo di scandalo. Gesù opererà prodigi, guarirà lebbrosi, ciechi, sordi, risusciterà Lazzaro dopo quattro giorni dalla sua morte e risusciterà il figlio della vedova di Naim fermando il corteo che andava al sepolcro, ma la scelta di stare con gli ultimi che sono i destinatari della “buona notizia” e il farsi lui stesso “ultimo” sulla croce, sarà per molti motivo di scandalo e di rifiuto.  “Scendi  dalla croce e ti crederemo!” gli grideranno, ma non scenderà, non trasformerà l’amore di se stesso in potere. Vuole essere dono. Una follia d’amore che farà confessare al Centurione sotto la Croce: “costui è veramente figlio di Dio”. Uno dei pochi, il Centurione che con il ladrone pentito riuscirà a vedere Gesù come Figlio di  Dio che muore sulla croce.

Betlemme e il Calvario, un percorso d’amore, un cammino di salvezza: “Oggi è nato per voi un salvatore che è il messia Signore. E questo vi servirà come segno; troverete un bambino in fasce che giace in una mangiatoia”. (Lc 2,10-12)

E comprendiamo sempre più il profondo significato che S. Paolo della Croce dava all’immagine del Bambino Gesù che dorme sulla croce, quadro che conservava nella sua cella. Non era una semplice devozione, ma la comprensione di un mistero di salvezza iniziato con l’Incarnazione a Nazareth, reso visibile nel Natale  con la nascita di Gesù a Betlemme e innalzato sulla croce a Gerusalemme come un grido d’amore.

E noi passionisti il grido d’amore, “lo scandalo della croce”, l’abbiamo fatto diventare ragione di vita e risposta alla vocazione. Per questo sappiamo cosa significa essere passionista e che significa vivere il carisma che lo Spirito Santo ha donato a S. Paolo della Croce e che la Chiesa ha riconosciuto come autentico dono dello Spirito. Sappiamo cosa significa essere passionista dall’esempio della vita di S. Paolo della Croce, dalle sue Lettere, dall’ esempio dei Santi della Congregazione, dalla nostra Storia, dalle Costituzioni e dalla testimonianza di tanti religiosi che ci hanno formato e con i quali abbiamo vissuto. Ma se il Battista, come fece con Gesù, inviasse i discepoli a chiedere anche a noi sulla nostra identità : “Sei tu passionista? O dobbiamo cercare altri?” Potremmo noi rispondere ai discepoli di Giovanni e a chi chiede oggi la nostra testimonianza di vita consacrata alla Passione di Gesù: “Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete…?”.

Il “riferite a Giovanni ciò che udite e vedete…” si può riferire alla nostra capacità di vivere con fraternità in comunità, con la fedeltà alla preghiera, con il vivere il distacco e la povertà, con la scelta dei poveri  che hanno scritto sulla fronte il nome di Gesù, come diceva il Fondatore; con l’apertura di cuore aperto all’obiettivo della ristrutturazione per realizzare un cammino spirituale ed una vita religiosa più autentica ed efficace: aperti alla Spirito e pronti per una nuova missione. Il “riferite”, vuol significare che desideriamo nuovamente iniziare da Betlemme e dalle radici della Congregazione, Ovada, Castellazzo, Monte Argentario e quello che significano per noi e i valori che rappresentano.

Ma voglio ringraziare il Signore perché  sia nel Sinodo  celebrato in ottobre a Roma che nelle visite alle comunità e nei Capitoli vedo desiderio di crescere e coraggio nel discernere i segni dei tempi e nel realizzare quanto Dio ci chiede. Ho fiducia che ci impegneremo anche per i giorni e gli anni che verranno.

Fratelli, il momento storico ed ecclesiale che stiamo vivendo ci invita all’unità e ad eliminare ogni possibile causa di contesa e di divisione. Uniti per il Regno di Dio possiamo trovare le soluzioni alle sfide non piccole che ci sono davanti  e che interpellano la nostra consacrazione religiosa passionista. La nostra missione nasce dalla Croce ed è nella sua logica che dobbiamo superare le nostre visioni personali e la tentazione di una visione troppo personale della vita passionista e del suo futuro. E’ necessario mettersi in discussione ai piedi del Crocifisso. E’ il momento di lavorare insieme per portare avanti la missione che Dio e la Chiesa ci hanno affidato e per essere la famiglia religiosa che S. Paolo della Croce ha sognato fondando la nostra Congregazione.

Siamo invitati ad avere occhi nuovi e cuore nuovo e ad essere semplici. Il Natale e l’inizio del Nuovo Anno 2011 sono un’occasione che non possiamo perdere. E’ necessario recuperare la capacità di stupirci ancora alle novità che Dio ci invia ogni giorno; è necessario liberarsi dalla superficialità e dalla stanchezza del cuore come se tutto fosse già accaduto. A Betlemme e in questi giorni accade ancora, è successo qualcosa di straordinario, antico e nuovo: è nato un Bambino di nome Gesù, è figlio di Maria e “figlio dell’Altissimo” ,è grande, ma il segno con il quale è presentato è piccolo e umile, è appena nato e giace avvolto in fasce in una mangiatoia per animali.

Chissà se Gesù quando invitò i discepoli ad accogliere il Regno di Dio come bambini, l’ invito è presente in tre evangelisti, Matteo (19,13-15), Marco (10,13-15) e Luca (18,15-17), abbia pensato per un momento a Betlemme o a Nazareth dove ha passato la sua fanciullezza. La presenza in tre vangeli dell’invito di Gesù ad essere come bambini “perché di essi è il Regno di Dio”, ci dice quanta importanza ha dato Gesù e le prime comunità cristiane alla semplicità di cuore, alla fiducia e all’entusiasmo.

Cari fratelli Congregazione e sorelle e fratelli della Famiglia passionista sia di vita claustrale che di vita consacrata o laicale, questo è l’augurio che formulo a tutti voi anche a nome del Consiglio Generale e della Comunità dei SS. Giovanni e Paolo: che siamo capaci di essere come bambini con la semplicità dei rapporti, la capacità di dimenticare il passato, la fiducia nel futuro che è di Dio e la gioia di vivere  sia nelle comunità religiose che nelle famiglie laicali. Penso che sia difficile comprendere il Calvario se non si comprende Betlemme e la fiducia che genera una nuova vita.

Auguri di ogni bene nel Signore anche per il Nuovo anno che inizia con la festività di Maria Madre di Dio e quindi del tempo. E’ il giorno anche dedicato alla Pace. Non dimentichiamolo e siamo presenti: “Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio”. (Mt 5,9). Come Gesù !

BUON NATALE ! BUON ANNO ! Un particolare ricordo agli ammalati, a chi è solo e a chi soffre.

Ritiro dei SS. Giovanni e Paolo –  Roma

25 dicembre 2010

P. Ottaviano D’Egidio, Superiore Generale cp.

Auguri natalizi del coordinatore CEB

Auguri natalizi del coordinatore CEB

In occasione delle prossime feste natalizie voglio inviare i miei auguri a tutti i Superiori Maggiori, comunità e religiosi della Configurazione CEB (Eugenio Bossilkov), prendendo motivo anche di riassumere quanto è avvenuto nel Sinodo della Congregazione, in vista dei prossimi mesi caratterizzati dalla celebrazione dei vari Capitoli Provinciali in Italia.

Il Sinodo della Congregazione, tenutosi a Roma il 21-31 ottobre 2010 è terminato e tutti ormai conoscono le decisioni prese attraverso la buona Sintesi preparata da Padre Piergiorgio Bartoli, Provinciale PIET, che ancora ringrazio di cuore. [...]

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